N° 83

 

DESTINO MANIFESTO

 

Di Carlo Monni (con concetti e personaggi di Fabio Volino)

 

 

1.

 

 

            Il suo nome è Elizabeth Mary Mace, avvocato, Maggiore del Corpo dei Marines, agente segreto ed altro ancora. Al momento è anche una “damigella in pericolo”: un energumeno superumano l’ha appena presa in ostaggio in un tentativo di evadere da un complesso detentivo dello S.H.I.E.L.D. nella Contea di Arlington in Virginia.

            Liz Mace è molte cose, abbiamo detto, tra cui, segretamente, la supereroina patriottica chiamata Capitan America. Con il suo addestramento potrebbe, forse, riuscire a liberarsi dalla stretta dell’uomo di nome Neal Tapper anche senza tradire la sua identità segreta ma preferisce non provarci ancora.

-Non puoi farcela, Tapper.- gli dice -Arrenditi finché sei ancora in tempo.-

-Ti preoccupi per la mia incolumità, Maggiore?- ribatte l’uomo noto anche come Superpatriota -Al posto tuo mi preoccuperei per la tua: prima che mi uccidano, farei in tempo a spezzare il tuo bel collo.-

-Non lo faresti mai, non sei un assassino.-

-Dici? Non conosci abbastanza Tapper e io sono più spietato di lui.-

            Ha una crisi dissociativa dell’identità, è davvero pericoloso, pensa Liz, deve assolutamente agire subito.

            Sono all’aperto ormai e gli agenti dello S.H.I.E.L.D. sono schierati a sbarrargli il passo armati fino ai denti.

-Spostatevi o la uccido!- urla il fuggiasco.

            Nessuno parla, le dita degli agenti si stringono, nervose, sui grilletti delle loro armi e quelle di Tapper sul collo di Liz che capisce di non poter più aspettare, deve agire adesso.

            Improvvisamente uno scudo circolare fende l’aria.

 

            Il suo nome era John Walker, nato a Custer Grove, Georgia, era un ragazzo semplice ed ingenuo che credeva nel suo Paese e voleva servirlo al meglio delle sue possibilità. Per questo si sottopose ad un trattamento che lo rese superforte.

            Voleva solo fare la cosa giusta ma tutto andò storto. Gli è stata offerta una seconda possibilità ma perché funzionasse John Walker doveva morire.

            Oggi ha una nuova identità, quella dell’agente del F.B.S.A. Jack Daniels, e una nuova missione: servire la nazione in cui è nato anche nelle vesti del supereroe in costume chiamato U.S.Agent. Negli ultimi tempi agisce a Los Angeles ed è membro della filiale della Costa Ovest dei Vendicatori ma oggi si trova nella Contea di Arlington per motivi personali. Ha appena sgominato una piccola cellula terroristica[1] e sta allontanandosi quando da una radio della Polizia sente qualcosa che attira la sua attenzione:

<<… evasione in corso convergere sul centro detentivo dello S.H.I.E.L.D. di Quantico. Attenzione: il soggetto ha con sé un ostaggio ed è un superumano. Si fa chiamare Super Patriota.>>

            Il Super Patriota era il suo alias agli inizi della sua carriera ed ultimamente era stato preso da un agente dello S.H.I.E.L.D. andato fuori di testa dopo essersi sottoposto ad una variante del famigerato siero del supersoldato.

            U.S.Agent non sta a pensarci troppo: se c’è un ostaggio di mezzo, deve assolutamente intervenire.

 

            Il suo nome completo è Paul Hadley Morgan ma nella zona della Città di New York chiamata Harlem è noto semplicemente come Boss Morgan, il capo indiscusso della criminalità locale… almeno sino ad ora. L’ex boss noto come Faccia di Pietra è tornato in città e rivuole il suo posto, ma Morgan è ben deciso a non cederglielo.

-Non intendo stare ad aspettare che Faccia di Pietra mi colpisca per primo…- dice ai due uomini di colore bizzarramente vestiti in piedi davanti alla sua scrivania nel suo ufficio privato -… vi occuperete voi di lui.-

            L’uomo i cui capelli sono fermati da una bandana e porta a tracolla una faretra piena di frecce sogghigna e replica:

-Tranquillo, boss, Comanche e Shades non ti deluderanno.-

 

 

2.

 

 

            Con un movimento impeccabile lo scudo passa sopra la testa di Liz Mace e colpisce al volto Neal Tapper facendogli perdere la presa sull’ostaggio.

            Liz ne approfitta per gettarsi in avanti e un gruppetto di agenti dello  S.H.I.E.L.D. si interpone tra lei e il cosiddetto Super  Patriota.

-Si metta al sicuro, Maggiore.- le dice il capo squadra, un giovanotto dai capelli castani fermati da una bandana -Ora ci pensiamo noi .-

            Non le resta molta scelta, pensa Liz, il suo costume e lo scudo sono rimasti nell’edificio e lei non può tornare a riprenderli finché ha tutta questa gente attorno. A proposito di scudi, chi ha  lanciato quello che l’ha  liberata?

            Mentre fa queste riflessioni, l’azione si sta già svolgendo alle sue spalle. Lei si era appena tuffata in avanti che una figura in costume era piombata addosso a Tapper rotolando a terra assieme a lui.

            Liz riconosce immediatamente il costume praticamente identico a quello di Capitan America ma con il bianco e il blu invertiti e si chiede come diavolo faccia il Comandante America a trovarsi sempre sulla sua strada.

            L’uomo in questione viene colpito da un pugno al mento e il suo avversario ne  approfitta per rimettersi in piedi.

-E tu chi saresti: un Capitan America di seconda classe?-

-Puoi chiamarmi Comandante America.- ribatte l’altro -E sono quello che ti rimanderà in cella, Tapper.-

-Nei tuoi sogni, idiota.-

             Tapper carica a testa bassa ma il Comandante America lo evita abbastanza facilmente.

            Ora che i due sono separati, gli agenti dello S.H.I.E.L.D. si preparano a sparare al fuggiasco, ma Liz interviene:

-No! Lo voglio vivo, ha ancora molte domande a cui rispondere.-

-Il prigioniero è nostro e la responsabilità di non farlo fuggire è mia…- replica l’ufficiale in comando -… ma anch’io preferisco prenderlo vivo, quindi niente forza letale ragazzi.-

            Intanto Neal  Tapper è riuscito a mettere a  segno un colpo. Il Comandante America barcolla ma non cade ma ecco accadere qualcosa di assolutamente inaspettato:un altro scudo saetta nell’aria poi un’altra figura in costume balza in mezzo ai due contendenti afferrando al volo il suo scudo: U.S.Agent.

            Ci mancava soltanto lui, pensa Liz scrollando la testa.

 

            L’elicottero atterra senza scossoni e ne scende per primo un uomo in abito scuro con la tipica aria della guardia del corpo, compreso il rigonfiamento sotto la giacca che indica la presenza di una pistola. Aiuta a scendere una donna molto anziana che veste un’elegante abito verde e si sostiene con un bastone.

            Ad accoglierla due uomini che indossano l’uniforme dell’organizzazione terroristica neonazista nota come Hydra.

-Benvenuta Baronessa.- la salutano -Il Supremo Hydra la riceverà immediatamente, ci segua, prego.-

            La donna accetta di buon grado ed in pochi minuti è in un ampio salone dove trova un uomo tra i quaranta e i cinquanta anni, calvo, un monocolo incastrato nell’occhio destro e una cicatrice sulla guancia.

-Mia cara Elisbeth.- la saluta quest’ultimo -Sono felice di rivederti.-

            La donna fa un sorriso scettico e si guarda intorno.

-L’isola di  Hydra. Credevo fosse affondata.-[2]

-L’ho fatta ricostruire migliore di prima,- replica Wolfgang von Strucker -Ma ne parleremo dopo, ora lascia che ti presenti i miei fedeli luogotenenti: l’Hydra Imperiale…-

            Elisbeth von Strucker scruta l’uomo davanti a lei che indossa la classica uniforme dell’Hydra con un cappuccio che gli copre integralmente il volto ed una corta mantellina drappeggiata sulle spalle.

-Uhm… sì, vedo.- borbotta.

            Strucker passa a  presentare l’altra persona presente, una giovane donna dai capelli verdi che indossa una tua calzamaglia dello stesso colore che le lascia scoperte spalle e braccia.

-Lei è Madame Hydra.-

            Elisbeth fissa la ragazza e scoppia a ridere  commentando:

-Madame Hydra, ma certo!-

            La risata diventa un acceso colpo di tosse. L’anziana donna maledice tra sé la  sua età ma allontana le mani di chi prova ad aiutarla.

-Sto benissimo.- dice in tono brusco poi indica  Madame Hydra e chiede:

-Di chi è stata l’idea?-

-Mia.- risponde l’Hydra Imperiale.

-Dovevo aspettarmelo. Buon sangue non mente. Bene, ora che abbiamo esaurito i convenevoli, passiamo a discutere del nostro progetto.-

-Ne ho già messo in moto la prima fase.- afferma Strucker.

-Intendi dire…?-

-L’eliminazione di Capitan America e dei suoi amici, ovviamente.- risponde, sorridendo, il  Supremo Hydra.

 

            Liz Mace si sente decisamente frustrata. Deve fare da spettatrice allo show di quei tre e può sentire il testosterone sin da dove si trova.

            Preso tra il Comandante America e U.S.Agent il Super Patriota non sembra avere scampo, ma non è quello che sembra dal suo sorriso strafottente.

-Coraggio...- dice ai due guerrieri patriottici -Chi di voi vuol essere il primo a ricevere una lezione?-

            Molte cose si possono dire di U.S.Agent tranne che sappia resistere alle provocazioni. Si lancia sul suo avversario che evita il suo pugno e lo colpisce a sua volta all’addome.

            Un altro uomo sarebbe al tappeto adesso ma John Walker è stato potenziato e quindi rimane solo senza fiato per un po’, quanto basta, però perché Neal Tapper riesca a sferrargli un diretto al mento.

            Subito dopo lo scudo del Comandante America colpisce Tapper alla schiena  facendolo cadere.

-Potevo cavarmela da solo.- borbotta U.S.Agent.

-Ma certo, perché ringraziarmi?- replica il Comandante ironico.

            Liz guarda l’espressione sul volto di Tapper. Perché ha quell’espressione soddisfatta? Eppure dovrebbe sapere che non ha speranze di scappare comunque vada lo scontro. C’è decisamente qualcosa che non va.

            La sua attenzione è attratta da un rumore sopra la sua testa. Un elicottero sta scendendo e non appartiene allo S.H.I.E.L.D. come ha fatto ad arrivare sin qui indisturbato?

            Si rivolge all’agente in comando:

-Mi ascolti: c’è qualcosa che…-

            Non finisce la frase. Qualcosa parte dall’elicottero per poi esplodere al suolo.

 

 

3.

 

 

            Una luce intensa e poi una nebbia verdastra. Liz capisce ancora prima di cominciare ad annaspare che è un attacco col gas ma a questo punto può solo gettarsi a terra tappandosi il naso.

            Nella nebbia riesce a vedere delle figure vestite di rosso e nero calarsi dall’alto.

-Fenris.- sussurra.

            U.S.Agent, grazie al suo fisico superumano, resiste meglio degli  altri e vede le  due figure, un uomo e una donna, entrambi biondi, che indossano una tuta nera con giubbotto rosso, farsi avanti. Il gas sembra non far loro niente, hanno evidentemente dei filtri nasali.

            Li riconosce anche lui: i Fenris, Andreas e Andrea Strucker, figli dell’infame Barone e leader di una cellula terroristica autonoma ma affiliata all’Hydra. Non gli ci vuole che un secondo per capire che il loro scopo è liberare il Super Patriota.

            Senza nemmeno starci a pensare, Agent corre verso di loro e i due si voltano verso di lui. Si prendono per mano e gli puntano contro le mani libere. Una doppia scarica di energia colpisce in pieno Agent che stramazza al suolo.

            Quando si riprende è ormai troppo tardi: i suoi avversari sono già scomparsi portando con loro anche Neal Tapper.

-Maledizione!- esclama.

 

            Harlem è cambiata negli ultimi tempi. I crimini sono diminuiti e la qualità della vita è migliorata ma molto resta ancora da fare. Il tasso di povertà e disoccupazione è ancora uno dei più alti della Città di New York e che dire del crimine, specie di quello organizzato? Se è vero che il numero di crimini violenti è calato di oltre il 70%, ciò non vuol dire che siano scomparsi.

            Oggi, in un tardo pomeriggio d’inizio estate, le vite di tre  uomini e due donne afroamericani si intrecceranno drammaticamente coinvolgendoli in una breve ma intensa esplosione di violenza.

            L’avvocato Frank Raymond esce dall’Adam Clayton Powell Jr. State Building dove è stato a perorare la causa di un centro per il recupero dei tossicodipendenti che rischia la chiusura per mancanza di fondi. È il suo lavoro da sempre. Sosta un attimo davanti all’ingresso cercando l’auto guidata da suo fratello Ronald.

            Anche Benjamin “Big Ben” Donovan è un  avvocato ed ha un ufficio nel vicino palazzo che in zona è ancora noto col suo vecchio nome: Hotel Theresa. A differenza di Frank Raymond, però, non lavora per il bene dei poveri e degli emarginati. Il suo cliente più importante è ufficialmente il proprietario di diversi esercizi commerciali tra cui un ristorante dall’altra parte della strada, non ufficialmente è il Boss indiscusso del crimine organizzato di Harlem. Big Ben non pensa a questo adesso ma alla donna con cui ha appuntamento per cena e con cui pregusta un dopocena piccante.

            Claire Temple è un medico e sta tornando a casa dopo una dura giornata di lavoro all’ambulatorio gratuito che gestisce con il medico ebreo Noah Burstein. È stanca e non vede l’ora di farsi una doccia rinfrescante e pensare  a come organizzare la serata. Il week-end è imminente e il suo uomo, Sam Wilson, tornerà, libero dai suoi impegni alla  Camera dei  Rappresentanti a Washington. Hanno così poco tempo da passare insieme.

            Nyla Skin tiene per mano suo figlio Jack, cinque anni, ed attraversa la strada guardandosi attorno. Non le sembra vero di avere finalmente una casa tutta per lei, una vera casa in cui vivere con suo figlio, è lui il vero motivo per cui ha deciso di abbandonare la sua vita vagabonda, merita solo il meglio e lei vuol fare di tutto perché lo abbia.

            Un’auto nera percorre il viale intitolato al primo Rappresentante afroamericano di New York. Si muove a velocità moderata poi i suoi finestrini si abbassano.

 

            Liz Mace è ancora frastornata e soprattutto le brucia l’aver dovuto seguire l’azione da spettatrice. Avrebbe voluto scambiare qualche parola con U.S.Agent ma non ne ha avuto l’opportunità, se n’è andato alla svelta e con una faccia decisamente cupa, cosa niente affatto sorprendente. Anche il Comandante America è sparito ancor prima che il gas si dissipasse. Quell’uomo è un vero enigma, pensa Liz, ma riuscirà a risolverlo un giorno.

            Rientra nell’edificio dello S.H.I.E.L.D. per recuperare la sua roba ed appena arriva nel corridoio della sala interrogatori dov’era poco prima con Neal Tapper vede un uomo con la divisa da ufficiale di Marina chino in ginocchio su qualcuno steso sul pavimento, qualcuno  con la divisa dell’Esercito.

            Il cuore le balza in gola mentre corre accanto ai due esclamando:

-Cary!-

            Il Tenente di Marina Franklin Roosevelt Mills si gira verso di lei.

-È solo svenuta.- la rassicura.

            In effetti, il  Colonnello Carolyn “Cary” St. Lawrence emette un debole gemito.

-Che è successo?- chiede Liz.

-Vorrei davvero saperlo.- risponde, cupo, Mills -L’ultima cosa che ricordo è un pizzicore alla base del collo poi mi  sono svegliato accanto a lei. Se vuoi la mia opinione, chi ci ha stesi è qualcuno con un ottimo addestramento, che sapeva bene su quale punto del collo premere per stendere le sue vittime e come farlo senza far loro del male: un’eccessiva pressione ci avrebbe paralizzati o uccisi. Chiunque sia stato, è un vero professionista.-

-Ma chi e perché?-

-Non chiederlo a me: io sono solo un umile Navy SEAL, sei tu la detective tra noi.-

            Cary St. Lawrence emette un  altro gemito e Liz si china su di lei.

-Cary , stai bene?- le chiede.

            La donna apre gli occhi e dopo un attimo di sconcerto sorride e replica:

-Beh, direi di sì adesso. per un attimo ho pensato che tu fossi un angelo e non sono andata molto lontana dal vero.-

            Liz arrossisce e Mills replica ridacchiando:

-Non rubarmi le battute, Colonnello.-

            Cary si rimette in piedi e chiede.

-Qualcuno vorrebbe spiegarmi cosa cavolo è successo?-

            Liz narra ad entrambi gli ultimi avvenimenti ed alla fine Franklin Mills dice:

-I Fenris non lavorano per  l’Hydra? Ci sono loro dietro la creazione del Super Patriota? Il Consorzio Ombra è solo un paravento per l’Hydra?-

-Ne  dubito.- replica Liz  -Tuttavia… i Fenris agiscono anche in proprio e non è escluso che il  Consorzio li abbia semplicemente ingaggiati per questo lavoro. Certo, l’ipotesi di una connessione tra il Consorzio e l’Hydra è inquietante.-

-C’è un’altra cosa che mi inquieta.- aggiunge Cary -Chi ha stordito me e Mills e perché? C’è una talpa in questo posto?-

            Nessuno sa cosa risponderle.

 

4.

 

 

            La donna che cammina lungo il corridoio dipinto in verde mela è molto bella e si muove con la scioltezza e sicurezza di chi sa di esserlo, come testimonia la disinvoltura con cui indossa un abito color pastello che le arriva poco sopra il ginocchio con una moderata scollatura sul davanti ed una più ampia sulla schiena su cui ricadono i lunghi capelli biondi. Gli occhi chiari sono duri e freddi come il ghiaccio, le labbra hanno una piega lievemente crudele.

            Quando entra nell’ufficio fa un sorriso studiato mentre tende la mano all’uomo dai capelli biondi  vestito in un impeccabile completo scuro.

-Voleva vedermi, Mr. Bixby?- chiede con tono cortese.

            L’uomo di nome Bixby ricambia la stretta di mano e replica:

-Volevo essere aggiornato sui suoi progressi, Dottoressa Sofen.-

-In altre parole, vuol sapere se il ragazzo è pronto, diciamo così, per essere usato.-

-E lo è?-

            Karla Sofen fa un lieve sogghigno ed una lieve pausa prima di rispondere:

-È un soggetto molto giovane. Decisamente influenzabile specie se a dedicargli attenzione è una bella donna e quella donna è un’esperta di manipolazione psicologica. Forse la migliore in questo campo, mettendo da parte la falsa modestia.-

-Il Dottor Faustus potrebbe non essere d’accordo.-

-L’allieva è sempre destinata a superare il maestro, non lo sa, Bixby? E per rispondere alla sua domanda, il mio parere professionale è che il condizionamento mentale ha funzionato: il giovane Van Patrick obbedirà ad ogni vostro ordine.-

            L’espressione di Bixby è decisamente eloquente: tutto sta andando come deve.

 

            Fermo davanti al Mausoleo di Lincoln U.S.Agent non ha dovuto attendere molto prima che l’agile e snella figura di Capitan  America si facesse viva.

-Sapevo che saresti venuta prima o poi, era solo questione di tempo.- le dice semplicemente.

-Questo posto è speciale per chiunque abbia vestito i panni di Capitan America.- replica Liz Mace -Quasi sacro.-

-Avrei voluto esserci quando avete sconfitto il Teschio Rosso proprio qui.[3] Mi hanno detto che ti sei comportata bene in quell’occasione… American Dream.-

-Sono  Capitan America adesso.- ribatte con durezza Liz.

-Il ragazzo era Capitan America.- replica Agent -Se lo era meritato sul campo. Il mio più grande rammarico è di non essere stato capace di salvarlo.[4] Quanto a te, sei ancora sotto esame per quel che mi riguarda.-

-Perché sono una donna, giusto?-

-Questo… questo non c’entra. Non è per parlare di questo che sono qui ma di quel Comandante America: chi è e che cosa vuole?-

-Vorrei saperlo anch’io.- ammette a malincuore Liz -Mi pare abbastanza ovvio che voglia proporsi come una specie di alternativa a Capitan America… a me. Su chi sia veramente, non ne ho la più pallida idea.-

-Marina.- dice improvvisamente Agent .

-Cosa ?-

-Il suo costume, certe cose che ha detto, lo stesso nome che ha scelto. Vuole proporsi come l’alternativa della Marina a Capitan America: il supermarinaio contro il supersoldato. Non dirmi che non ci avevi pensato.-

            Ci aveva pensato eccome, riflette Liz. Tutti i suoi principali sospetti erano… sono appartenenti alla Marina ma gli ultimi avvenimenti le avevano impedito di approfondire la cosa.

-Nessuna idea di come trovarlo, quindi.- conclude U.S.Agent -E quel Tapper? Chiunque usi il nome di Super Patriota mi interessa. Voglio ritrovarlo a tutti i costi.-

 

            L’uomo di cui Agent sta parlando è in questo momento in un rifugio segreto e contempla un costume rosso e blu.

-Perfetto!- esclama soddisfatto.

            Senza perdere tempo si infila il costume da Super Patriota e si reca immediatamente nella stanza vicina, dove lo attendono altre tre persone in costume: un uomo che veste un costume nero che lo copre completamente, un altro uomo in tuta verde con un cappuccio che copre la parte superiore del volto ed occhiali a specchio ed infine una ragazza con una tuta identica e capelli biondi che escono dal cappuccio.

            Davanti a loro l’uomo di nome Simon Bixby li squadra ed infine dice :

-Il vostro momento è venuto. Ecco i vostri ordini.-

 

 

5.

 

 

            Un finestrino oscurato si abbassa, la canna di un’arma spunta e un inferno di fuoco comincia.

            Big Ben Donovan è il primo a rendersi conto che qualcosa non va. Quell’auto procede troppo lenta, pensa. Non gli ci vuole molto a capire.

            Anche Nyla Skin capisce. Anni di vita per le strade hanno acuito in lei quello speciale sesto senso che ti fa intuire la presenza di un pericolo imminente. Stringe più forte la mano del piccolo Jack ed accelera il passo ma forse è già troppo tardi.

            Frank Raymond ode un improvviso grido:

-Attenti!-

            Non capisce da chi e da dove arrivi l’avvertimento, ma si getta istintivamente a terra e questo gli salva la vita mentre una raffica di proiettili passa sopra la sua testa.

            Big Ben Donovan non saprà mai dire perché agisce come agisce adesso, ma sta di fatto che balza verso la donna ed il bambino e li spinge lontano dalla traiettoria dell’auto un attimo prima di sentire un dolore acuto alla schiena.

            In seguito nessuno saprà dire quanto è durata. Forse cinque, forse dieci o addirittura trenta secondi. L’auto nera si allontana rapidamente e sulla strada rimangono i segni dei proiettili sui muri e tre persone a terra.

 

            Si chiama Lemar Hoskins, ma per la maggior parte della gente il suo nome ed il suo volto sono di un anonimo giovanotto afroamericano a cui si rivolge a malapena un’occhiata distratta camminando per la strada o, peggio ancora, ci si affretta a cambiare marciapiede chiedendosi se quel nero massiccio e tutto muscoli non nasconda un’arma nelle capienti tasche del suo giubbotto.

            Pregiudizi a parte, fino a non molto tempo fa Lemar era davvero un cattivo soggetto e da quando fu sottoposto al procedimento di “miglioramento fisico” del Power Broker che gli ha dato in pochi attimi il suo fisico attuale e la forza conseguente, non ha usato le sue facoltà in modi che sua madre o la Legge avrebbero approvato, ma alla fine una serie di fortunate circostanze gli permisero di cambiare vita e da allora ha sempre rigato diritto e può dire con orgoglio di avere da allora sempre combattuto la Buona Battaglia

Oggi Lemar Hoskins è un avventuriero in costume, uno di quelli che talvolta vengono chiamati supereroi, dal nome altisonante di Battlestar. Fino a non molto tempo fa Battlestar faceva parte del Branco Selvaggio di Silver Sable, paga buona e lavoro interessante, poi lo Zio Sam gli ha fatto un’offerta che non è stato capace di rifiutare e per un po’ ha militato nel F.B.S.A. a Los Angeles poi la sua coscienza lo ha posto davanti ad una scelta difficile e le conseguenze lo hanno portato,qui in un bar di Mexicali, capitale dello Stato messicano di Baja California ad annegare la sua malinconia con della pessima tequila mentre davanti a lui può vedere il confine con la città gemella di Calexico in California, così vicina eppure così lontana [5]

Un’ombra gli si para davanti e lui alza gli occhi per trovarsi davanti una donna bionda dall’aria vagamente familiare.

-Lemar Hoskins.- dice

            Non è una domanda ma un’affermazione.

-Lei sa chi sono io, ma lei chi è?- ribatte Lemar.

-Un’amica.- risponde la donna sedendosi davanti a lui -Un‘amica che vuol farle un’offerta che, ne sono certa, le piacerà.-

            Lemar si stringe nelle spalle e replica:

-Cos’ho da perdere ad ascoltarla?-

 

            Capitan America sospira.

-Anch’io voglio ritrovare Tapper e voglio sapere chi lo ha liberato.- dice -Vogliamo farlo insieme?-

-Non devi nemmeno chiederlo.- ribatte U.S.Agent -Siamo Vendicatori ed anche simboli di qualcosa che ha molta importanza per me… qualcosa che uno come, il Super Patriota sta pervertendo. Voglio fermarlo a tutti i costi.-

-Ma che bel discorsetto.- dice una voce sarcastica alle loro spalle -Vuoi metterlo in pratica?-

            Sulla soglia del mausoleo c’è proprio il Super Patriota con un sorriso di scherno sulle labbra.

-Coraggio!- li incalza -Non deludetemi.-

            U.S.Agent non esita e gli scaglia contro lo scudo. Il Super Patriota lo evita e lo afferra rispedendoglielo contro.

            Liz non è rimasta a guardare. Balza sul Super Patriota ed entrambi rotolano per lo scalone di marmo.

            L’abilità atletica acquisita in anni di duro allenamento le consente di ricadere senza danni. Si rimette in piedi e fronteggia il suo avversario.

            È troppo concentrata sull’uomo davanti a lei e percepisce un movimento alle sue spalle solo quando è troppo tardi: qualcosa la colpisce alla schiena e lei urla.

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Sinceramente poco o nulla da dire su quest’episodio, passiamo, quindi, a parlare del prossimo: a Washington aspiranti ed effettivi simboli patriottici si confrontano e lo scontro potrebbe avere esiti imprevedibili. A New York impazza una guerra tra criminali. Due eventi non correlati oppure…?

 

 

Carlo



[1] Nello scorso episodio.

[2] Un’eternità fa su Strange Tales #158  (Prima edizione italiana Devil, Corno, #60).

[3] Su Vendicatori #90.

[4] In Capitan America MIT #50.

[5] I particolari in un imminente episodio di U.S.Agent.